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martedì 25 gennaio 2011

Alien autopsy

Avete presente il famoso filmato in cui viene mostrata un'autopsia di un alieno precipitato nel New Mexico nel '47? Quel filmato si è poi rivelato un falso clamoroso. Ray Santilli, musicista e produttore cinematografico britannico, classe 1960, diventa protagonista nel 2006 di questo film che porta la regia di Jonny Campbell.
Si tratta di un film molto divertente che ricostruisce i fatti.

Santilli scova, negli USA, una pellicola che mostra la presunta autopsia e la acquista per la cifra di $30.000. Denaro datogli da uno spietato malvivente di nome Laszlo Voros, appassionato di UFO. Fatto ritorno in patria, il giovane si rende conto che la pellicola in questione si è deteriorata al punto di non essere più visionabile. Ecco che si ritrova nei guai fino al collo e con un debito nei confronti dello spietato malavitoso che vuol vedere la pellicola per cui ha sborsato il denaro.

A questo punto, l'unico modo per cercare di risolvere la situazione è "replicare" il filmato. Aiutato dai suoi amici, il giovane realizza un "remake" da presentare a Voros. Ma la cosa poi sfugge di mano diventando un fenomeno globale.
Il film è ben fatto e ricco di gag divertenti che rendono il risultato davvero godibile e simpatico. Nel cast figura anche Bill Pullman che interpreta un documentarista a cui viene raccontata la vicenda.
Un consiglio per passare una serata tranquilla e divertente: guardatelo!

di Giuseppe Cangemi

mercoledì 19 gennaio 2011

L'alba della libertà

Chi è Dieter Dengler? Non molti lo sapranno. Dieter Dengler era un militare americano di origine tedesca la cui passione per il volo lo portò ad intraprendere la carriera militare. Nel 1965, poco prima della guerra in Vietnam, il giovane aviatore venne mandato in missione segreta nel Laos. Era la sua prima missione e proprio in quell'occasione il suo aereo fu colpito. 
Precipitato ma rimasto miracolosamente illeso, Dengler si avventurò nella giungla e fu catturato ed imprigionato in un campo di prigionia nell'entroterra. Lì conobbe altri militari prigionieri già da anni. Immediatamente Dengler progetta la fuga che dopo molto tempo e terribili sofferenze lo porterà alla libertà.

A mio avviso, questa si può considerare una delle migliori prove di Christian Bale, già protagonista di performance in cui ha mutato il proprio aspetto in funzione del ruolo da interpretare. E ricordo, per esempio, L'uomo senza sonno, in cui perse ben 30 chili. 
L'interpretazione di Bale è intensa e rende bene il personaggio. Come sempre, del resto.

Jeremy Davies
Il film del 2006, scritto e diretto da Werner Herzog, che aveva in precedenza girato un documentario su Dengler, non è mai stato distribuito nella sale italiane ma è uscito direttamente per il mercato home video. Dopo l'uscita della pellicola scoppiarono delle polemiche dovute ad una  presunta, ingiusta resa di uno personaggi, un prigioniero di nome Gene DeBruin, interpretato da Jeremy Davies (anche lui dimagrito in modo impressionante) e al fatto che nel film, Dengler viene descritto come l'unica mente del piano di fuga, quando c'è chi sostiene che anche gli altri uomini ebbero un ruolo fondamentale nell'evasione.

Si tratta comunque di un film interessante e da vedere, a prescindere di quale sia la verità.

di Giuseppe Cangemi



venerdì 24 dicembre 2010

Che - L'agentino e Che - Guerrilla

Dopo I diari della motocicletta ecco due film che sembrano essere l'ideale seguito della storia che ci ha raccontato Walter Salles. Ieri il post parlava proprio del film del regista brasiliano e oggi mi sembrava quasi un obbligo continuare sull'argomento andando avanti con la storia.
Purtroppo oggi la figura di Ernesto Guevara de la Serna è troppo spesso associata a una idea a volte lontana dalla realtà. Le giovani generazioni conoscono quel volto come una stampa su una maglietta o un poster da appendere in camera. 
Ovviamente non è mia intenzione generalizzare, perché molti giovani non si fermano certo a questo primo approccio con la figura del rivoluzionario argentino. Ad aiutare chi volesse approfondire e conoscere meglio la vita di Guevara, o meglio le vicende che lo hanno portato a diventare un mito per tante generazioni in tutto il mondo, nel 2008 sono arrivati due film a firma di Steven Soderbergh: Che - L'argentino e Che - Guerrilla.

Si tratta più di un'opera unica e divisa in due capitoli. Nel primo, Che - L'argentino, appunto, Soderbergh racconta la vita di Guevara partendo dal punto in cui egli incontra Fidel e Raul Castro. Grazie a quell'incontro si unirà al Movimento del 26 di luglio mosso da forti ideali che lo spingono a diventare uno dei principali protagonisti della rivoluzione cubana e del rovesciamento del regime di Fulgencio Batista. 
Il ruolo di Guevara è affidato al bravissimo Benicio del Toro che, oltre per la consueta bravura, colpisce per l'incredibile somiglianza con il rivoluzionario sudamericano. Quella di Benicio del Toro è forse una delle migliori interpretazioni di sempre. L'attore sembra così calato nel personaggio da far quasi vedere allo spettatore il vero Guevara attraversare la fitta vegetazione cubana sotto le raffiche di pallottole del regime. 

Il film segue le vicende di quelle poche decine di uomini che partirono da Tuxpan, nella provincia messicana di Veracruz, e arrivati a Cuba dove danno vita alla rivoluzione che porterà alla caduta di Batista.

Nel secondo film, Che - Guerrilla, che molto ha attinto al "Diario in Bolivia" di Ernesto Guevara, la storia va avanti fino alla decisione, da parte del Che di lasciare Cuba per portare il suo contributo anche in altri luoghi come la Bolivia. Questo secondo film parte proprio da questo punto, dall'arrivo di Guevara, in incognito, in Bolivia, luogo in cui, dopo mesi di guerriglia verrà catturato e giustiziato. 


I due film sono stilisticamente identici, cosa che li rende davvero un'unica pellicola. Sono presenti vari intermezzi in cui vediamo Guevara impegnato in discorsi alle Nazioni Unite e in missioni diplomatiche all'estero, cosa che fece durante il periodo in cui fu ministro e capo delle forze armate del nuovo governo cubano. 

Alla fine della visione resta qualcosa che ti fa ammirare il coraggio di chi è in grado di sacrificare la propria vita per un ideale e per le proprie, profonde convinzioni. Un coraggio che oggi è qualcosa di più che raro. Il consiglio della visione di quest'opera è rivolto a tutti coloro che vogliono andare oltre il "prodotto mediatico" che la figura del Che è diventata oggi.

di Giuseppe Cangemi

giovedì 23 dicembre 2010

I diari della motocicletta

I diari della motocicletta è un bellissimo film di Walter Salles del 2004 in cui si raccontano le vicende di un inedito e poco più che ventenne Ernesto Guevara de la Serna, interpretato da Gael García Bernal. Non c'è nulla del rivoluzionario e del combattente, se non la straordinaria forza e l'altruismo che lo porteranno a diventare ciò che è in seguito diventato. 
Il film è ispirato dai "Diari di viaggio Latinoamericana" dello stesso Ernesto Guevara e "Un gitano sedentario", del compagno di viaggio del "Che", Alberto Granado.
Il film, un vero e proprio "road movie", racconta delle vicende che vedono protagonisti i giovani Ernesto, prossimo alla laurea in medicina, e l'amico Alberto che, in sella alla Poderosa II, una Norton 500 M18 del '39, decidono di attraversare l'America Latina. Il viaggio li porterà a vedere con i propri occhi le condizioni di miseria e la povertà del popolo latino-americano. 

Nel film vediamo il momento in cui il giovane Guevara inizia a diventare il Che rivoluzionario, spinto dalla necessità e dal bisogno intellettuale di aiutare il popolo in difficoltà. 
Bellissima la scena in cui Guevara, al lebbrosario di San Pablo, tende la mano ad un uomo malato di lebbra lasciandolo stupito per il grande regalo appena ricevuto: il contatto umano.
Dopo queste vicende, Guevara inizia ad esaminare i pessimi effetti dei sistemi economici e scopre la necessità di operare un profondo e radicale cambiamento per creare un mondo più equo e giusto.
Il film termina proprio nel momento in cui i due amici, Ernesto e Alberto, si separano. Alberto andrà per la sua strada ed Ernesto continuerà un viaggio che lo porterà, qualche anno più tardi, in Messico, dove incontrerà Fidel e Raul Castro.

di Giuseppe Cangemi

mercoledì 22 dicembre 2010

Crash - Contatto fisico

"In una città vera si cammina...sai, no? Sfiori gli altri passanti, sbatti contro la gente...qui a Los Angeles non c'é contatto fisico con nessuno...Stiamo tutti dietro vetro e metallo...Il contatto ci manca talmente, che ci schiantiamo contro gli altri solo per sentirne la presenza" Graham Waters (Don Cheadle), all'inizio del film.

La vita di ognuno di noi è in qualche modo collegata a quella degli altri. Le nostre decisioni, le nostre scelte, a volte inconsapevolmente, influenzano i destini di persone che neanche conosciamo. Le nostre vite si intrecciano inevitabilmente e senza alcun apparente controllo da parte nostra con quelle degli altri. Nonostante questo, la società moderna spesso ci porta ad allontanarci gli uni dagli altri fino ad un distacco che tuttavia suscita in noi la sensazione che ci manchi qualcosa: il contatto con i nostri simili.

Qualche anno fa, per l'esattezza era il 2004, Paul Haggis ci ha regalato una perla cinematografica che non a caso ha vinto l'oscar come miglior sceneggiatura originale, miglior film e miglior montaggio. Un film che intreccia le storie di diverse persone, soffermandosi in particolar modo sul tema del razzismo in modo intelligente e raffinato.

Ambientato a Los Angeles, si raccontano le storie dei diversi personaggi meravigliosamente interpretati da Sandra Bullock, Brendan Fraser, Don Cheadle, Thandie Newton, Terrence Howard e Matt Dillon. Si raccontano i dolori, le difficoltà in una dimensione in cui il contatto umano finisce per diventare un vero e proprio scontro. La bella colonna sonora è affidata al bravissimo Mark Isham che riesce a creare il giusto tappeto di sottofondo alle vicende che Haggis racconta con un tocco di poesia e delicata crudezza.


Si tratta di un intreccio di storie, di vite che si sfiorano appena diventando un vero e proprio scontro tra le anime che affollano il mondo intero.

Dal film è stata tratta una serie TV omonima che vede protagonista Dennis Hopper, poi cancellata proprio a causa della scomparsa dell'attore.

Senza ombra di dubbio si tratta di un film da vedere lasciandosi andare alla malinconia esistenziale delle "straordinarie" vicende della vita di tutti i giorni che il regista narra.

di Giuseppe Cangemi

domenica 6 giugno 2010

Moon

Moon  è il primo lungometraggio di Duncan Jones, figlio di David Bowie. Pellicola che vede protagonista un bravissimo Sam Rockwell nei panni di Sam Bell, un uomo che lavora presso una base lunare bloccato da tre lunghi anni in attesa di riabbracciare moglie e figlia. Un giorno rimane vittima di un incidente e si risveglia in infermeria con una sorpresa che da li in avanti cambierà il corso del film.

Moon è l'esempio di come si possa realizzare un buon film con un basso budget (circa 5 milioni di dollari ) e praticamente un solo attore.

E qui sta la bravura di Rockwell che tiene benissimo l'intero film con un'interpretazione intensa e convincente dal primo all'ultimo minuto.

L'atmosfera di Moon la si potrebbe definire "fantascienza psicologica". Davvero un'ottima prova di Jones, un film da vedere sicuramente.



di Giuseppe Cangemi
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