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lunedì 2 luglio 2012

Requiem for a Dream

Decisamente con un forte impatto emotivo, Requiem for a dream è un film del 2000 diretto da Darren Aronofsky già regista de "Il teorema del delirio". Il film è tratto dal racconto omonimo di Hubert Selby Jr.
La pellicola affronta il tema della droga sotto diversi aspetti, raccontando le vicende di alcuni personaggi, legati tra loro, che condividono un destino triste e crudele.

Sara, interpretata dal premio Oscar Ellen Burstyn, una casalinga vedova i cui unici impegni quotidiani sono guardare il suo talk show preferito e chiacchierare con le vicine. Suo figlio Harry (Jared Leto), un tossicodipendente che insieme alla sua ragazza Marion, interpretata da un altro premio Oscar Jennifer Connelly, vive di espedienti per procurarsi continuamente una dose di eroina, e Tyron (Marlon Wayans), amico dei due.
Il film ha un atmosfera a tratti cupa, drammatica, a tratti grottesca. Alcuni fotogrammi sono caratterizzati da sfumature surreali e acide. Requiem for a dream è diviso in tre sottosezioni, identificate in tre stagioni che simboleggiano l'ascesa (l'estate), il declino (l'autunno) e alla definitiva caduta dei protagonisti (l'inverno). La scelta di non inserire la primavera, stagione simbolo della rinascita e della vittoria sottolinea l'ineluttabilità del destino dei personaggi coinvolti nella vicenda.

Mentre Sara si perde negli abusi di psicofarmaci, vivendo quello che diventerà un sogno/incubo infinito, il figlio, Harry, con la sua ragazza e l'amico Tyron, nel tentativo di fare un "salto di qualità", si mettono in affari nel giro dello spaccio. Ma le cose vanno bene solo per poco tempo, fino all'inevitabile declino che li porterà sul baratro segnando i loro destini per sempre.

Requiem for a dream non è certo un film da vedere per passare una serata tranquilla, ma una pellicola amara e forte capace di trascinare lo spettatore in un vortice asfissiante e malinconico, uno scorcio di una realtà spesso ignorata. 
Il tutto viene esaltato dalle azzeccatissime musiche composte da Clint Mansell ed eseguite da Kronos Quartet che sono in grado di creare un'atmosfera a dir poco particolare.
Il film ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui la Espiga de oro al Semana Internacional de Cine de Valladolid, miglior attore (Jared Letoal Stockholm International Film Festival, miglior fotografia al Independent Spirit Awards 2001 Ellen Burstyn, invece si è aggiudicata il riconoscimento come miglior attrice da Boston Society of Film Critics AwardsChicago Film Critics Association AwardsIndependent Spirit Awards 2001 e Kansas City Film Critics Circle Awards 2001.


di Giuseppe Cangemi

martedì 8 maggio 2012

The Signal


Un misterioso segnale si propaga attraverso telefoni, cellulari, radio e televisori, causando un'epidemia di follia omicida tra le persone.
Una sorta di virus che  infetta le coscienze delle persone spingendole a compiere atti di inaudita violenza.

The Signal è un film indipendente del 2007 scritto e diretto a sei mani da David Bruckner, Dan Bush e Jacob Gentry. Il film è suddiviso in tre episodi, tutti collegati tra loro. Ognuno degli autori da il proprio contributo evidenziando il proprio stile narrativo. Si va dal classico horror ad un umorismo nero, alla storia d'amore in salsa splatter.
E' proprio lo "splatter" che fa quasi da filo conduttore del film, nonostante abbia visto di peggio. Infatti, alla sua uscita, la pellicola fu oggetto di una censura di tipo R, proprio a causa della tante scene di sangue e violenza.


Presentato al  Sundance Film Festival, il film si apre con Mya, interpretata da Anessa Ramsey, che alla vigilia di Capodanno, sta tradendo il marito Lewis, uomo rozzo e violento, con Ben.

I due stanno programmando di lasciare la città, Terminus, e cominciare una nuova vita insieme, dandosi appuntamento, per il giorno seguente, al binario 13 della stazione della città. La ragazza, almeno per quella notte, deve però tornare a casa, ma una volta in strada nota che qualcosa non va. In giro ci sono persone che camminano in uno stato quasi catatonico, il cui unico impulso è uccidere. Tornata a casa, le cose peggiorano e la situazione precipita. Non le resta che andare all'appuntamento e sperare che il suo amante sia li ad aspettarla.

The Signal non è un capolavoro, ma risulta comunque piacevole (a meno che gli svariati spruzzi di sangue sparsi qua e là non infastidiscano troppo), specie per quei tratti grotteschi, ricchi di quell'umorismo nero sopra citato che possono rappresentare una gradevole variante.


di Giuseppe Cangemi


martedì 10 gennaio 2012

I Tenenbaum


Una commedia strana, divertente, intelligente e a tratti grottesca.

Wes Anderson oltre a dirigere la pellicola, scrive il soggetto e la sceneggiatura con Owen Wilson, creando un film con un’atmosfera davvero particolare. 
I Tenembaum è datato 2001.


Con un cast di tutto rispetto, il film racconta la storia della famiglia Tenembaum, il cui capo famiglia, Royal, interpretato da un bravissimo Gene Hackman, separato da molti anni dalla moglie Etheline (Anjelica Huston) vuole riconquistare il suo posto in una famiglia decisamente fuori dagli schemi.
Royal e Etheline hanno tre figli: Chas, interpretato da Ben Stiller, vedovo con due figli piccoli, che da giovanissimo era riuscito a diventare un grande imprenditore e che adesso, dopo la morte della moglie, è ossessionato dai pericoli. Poi c'è Margot, interpretata da Gwyneth Paltrow, scrittrice di talento che adesso, depressa e annoiata dal marito (Bill Murray), vede svanire la propria vocazione una sigaretta dietro l'altra. Infine Ritchie, ex campione di tennis, oggi una specie di sociopatico segretamente innamorato della sorellastra Margot, interpretato da Luke Wilson, fratello di Owen, che oltre ad essere co-autore del film, interpreta anche il ruolo di Eli Cash.

Il motivo che porta Royal a tentare di riconquistare la sua famiglia è la notizia della proposta di matrimonio fatta alla moglie dal commercialista (Danny Glover).

Da quel momento in avanti, Royal fingerà di essere in procinto di morire facendo nascere delle situazioni e dei meccanismi, tra i componenti della famiglia, che daranno vita ad una serie di gag dal sapore comico e amaro, aspetto che rende il film davvero divertente e degno di nota.

Anche la colonna sonora della pellicola è decisamente degna di citazione, con nomi che vanno da Van Morrison a Paul Simon, Bob Dylan, John Lennon e ancora The Clash, Nick Drake, The Velvet Underground, aspetto che certamente contribuisce non poco a creare un'ambientazione perfettamente riuscita.
di Giuseppe Cangemi

martedì 27 dicembre 2011

The Wrestler

Leone d'Oro come miglior film al Festival di Venezia nel 2008, questa pellicola di Darren Aronofsky, è stata candidata anche a due Oscar e ha vinto due Golden Globe.

Il film racconta la storia di Randy "The Ram" Robinson, un wrestler professionista dal passato più fortunato di quanto non sia il suo presente.

Non più giovanissimo, si ritrova ad affrontare una serie di difficoltà, come la solitudine e forti problemi economici. Attaccato ancora al suo passato, in cui la fama e la gloria gli aveva procurato molti fan, si ritrova a disputare incontri di second'ordine fino al giorno in cui un infarto lo mette fuori gioco.
I medici vietano a Randy di riprendere gli incontri e l'uomo cerca di rifarsi una vita. I suoi sforzi si concentrano sul cercare di riallacciare il rapporto con la figlia e i tentativi di iniziare una relazione sentimentale con Cassidy, ballerina di Lap Dance interpretata da Masisa Tomei. Si trova un lavoro e cerca di barcamenarsi tra una quotidianità nuova e nella quale può intravvedere uno scorcio di quello che potrebbe essere la sua vita. Ma le cose non vanno esattamente così e ancora una volta, Randy, si ritrova a dover far fronte ad una serie di disastri che lo porteranno alla fine forse più consona al suo personaggio, il suo ultimo scorcio di gloria.

Una delle cose che forse colpisce di più in questo film è l'interpretazione di Mickey Rourke. L'ex sex symbol di Orchidea Selvaggia e 9 settimane e ½ torna al cinema fisicamnte cambiato, perfetto  per la parte che doveva essere, inizialmente di Nicolas Cage. Ad essere più precisi, tre anni prima, con Sin City di Robert Rodriguez e Frank Miller, Rourke era tornato sulle scene, ma è certamente con The Wrestler che torna con una intensità e capacità che ne segna il ritorno al successo.
Molti aspetti personali, alcune vicende della vita dell'attore sembrano incontrare, in qualche modo, le vicende di Randy. La canzone The Wrestler, di Bruce Springsteen, inclusa nella colonna sonora del film, è stata espressamente dedicata all'attore e alle sovrapposizioni delle vite di Rourke e Robinson.






di Giuseppe Cangemi

giovedì 27 gennaio 2011

L'onda

In una scuola tedesca, durante la settimana a tema, un giovane professore, Reiner Wenger, interpretato da  Jürgen Vogel, parla alla classe dell'autocrazia. In un primo momento i ragazzi non sembrano particolarmente coinvolti credendo fermamente che nella Germania attuale e democratica sarebbe impossibile la nascita di una dittatura. 
Tutto questo finché Wenger propone loro un esperimento: simulare, all'interno della classe, l'autocrazia, cercando così di dimostrare come le masse possano invece essere manipolate. In un primo momento la cosa sembra interessante e innocua ma i ragazzi finiranno per prendere troppo sul serio l'esperimento fino a che le cose non sfuggiranno di mano all'insegnate.

L'onda è un film di Dennis Gansel del 2008 che offre degli ottimi spunti per varie riflessioni. Dapprima la società degli adolescenti di oggi, che difficilmente riesce a sognare e punta invece ad uno sfrenato materialismo. La dilagante difficoltà dei ragazzi di aggregarsi davvero, se non mossi da priorità individualistiche, da interessi personali che forse emulano dal mondo degli adulti che offre loro esempi non sempre adeguati. La disillusione che non dovrebbe appartenere a questa età e invece ne diventa spesso una bandiera generazionale.

Solo attraverso l'esperimento del professor Wenger, in qualche modo, riusciranno ad aggregarsi e diventare gli uni "protettori" degli altri. Divenire un insieme, un gruppo. Si sottolinea proprio la necessità di essere un gruppo, di appartenere a qualcosa per sentirsi importanti e fuggire ad una condizione di semi trasparenza nei confronti del mondo adulto.
La pellicola segue una linea narrativa pulita che segue un crescendo di eventi che porteranno all'epilogo molto forte. 
Il film è tratto dal romanzo di Todd Strasser, che a sua volta fu ispirato da un esperimento realmente avvenuto nel 1969 alla Cubberley High School, a Palo Alto in California, ad opera del professor Ron Jones e denominato "The Third Wave", La terza Onda, appunto.


Per concludere, questa è una mia nota personale, una provocazione, se si vuole. O forse solamente un invito alla riflessione. Nel film l'autocrazia viene definita come la condizione in cui una persona o un ristretto numero di persone detiene un potere tale da essere ingrado di cambiare la legge a proprio piacimento. Vi ricorda qualcosa?

di Giuseppe Cangemi

martedì 25 gennaio 2011

Alien autopsy

Avete presente il famoso filmato in cui viene mostrata un'autopsia di un alieno precipitato nel New Mexico nel '47? Quel filmato si è poi rivelato un falso clamoroso. Ray Santilli, musicista e produttore cinematografico britannico, classe 1960, diventa protagonista nel 2006 di questo film che porta la regia di Jonny Campbell.
Si tratta di un film molto divertente che ricostruisce i fatti.

Santilli scova, negli USA, una pellicola che mostra la presunta autopsia e la acquista per la cifra di $30.000. Denaro datogli da uno spietato malvivente di nome Laszlo Voros, appassionato di UFO. Fatto ritorno in patria, il giovane si rende conto che la pellicola in questione si è deteriorata al punto di non essere più visionabile. Ecco che si ritrova nei guai fino al collo e con un debito nei confronti dello spietato malavitoso che vuol vedere la pellicola per cui ha sborsato il denaro.

A questo punto, l'unico modo per cercare di risolvere la situazione è "replicare" il filmato. Aiutato dai suoi amici, il giovane realizza un "remake" da presentare a Voros. Ma la cosa poi sfugge di mano diventando un fenomeno globale.
Il film è ben fatto e ricco di gag divertenti che rendono il risultato davvero godibile e simpatico. Nel cast figura anche Bill Pullman che interpreta un documentarista a cui viene raccontata la vicenda.
Un consiglio per passare una serata tranquilla e divertente: guardatelo!

di Giuseppe Cangemi

mercoledì 19 gennaio 2011

L'alba della libertà

Chi è Dieter Dengler? Non molti lo sapranno. Dieter Dengler era un militare americano di origine tedesca la cui passione per il volo lo portò ad intraprendere la carriera militare. Nel 1965, poco prima della guerra in Vietnam, il giovane aviatore venne mandato in missione segreta nel Laos. Era la sua prima missione e proprio in quell'occasione il suo aereo fu colpito. 
Precipitato ma rimasto miracolosamente illeso, Dengler si avventurò nella giungla e fu catturato ed imprigionato in un campo di prigionia nell'entroterra. Lì conobbe altri militari prigionieri già da anni. Immediatamente Dengler progetta la fuga che dopo molto tempo e terribili sofferenze lo porterà alla libertà.

A mio avviso, questa si può considerare una delle migliori prove di Christian Bale, già protagonista di performance in cui ha mutato il proprio aspetto in funzione del ruolo da interpretare. E ricordo, per esempio, L'uomo senza sonno, in cui perse ben 30 chili. 
L'interpretazione di Bale è intensa e rende bene il personaggio. Come sempre, del resto.

Jeremy Davies
Il film del 2006, scritto e diretto da Werner Herzog, che aveva in precedenza girato un documentario su Dengler, non è mai stato distribuito nella sale italiane ma è uscito direttamente per il mercato home video. Dopo l'uscita della pellicola scoppiarono delle polemiche dovute ad una  presunta, ingiusta resa di uno personaggi, un prigioniero di nome Gene DeBruin, interpretato da Jeremy Davies (anche lui dimagrito in modo impressionante) e al fatto che nel film, Dengler viene descritto come l'unica mente del piano di fuga, quando c'è chi sostiene che anche gli altri uomini ebbero un ruolo fondamentale nell'evasione.

Si tratta comunque di un film interessante e da vedere, a prescindere di quale sia la verità.

di Giuseppe Cangemi



martedì 11 gennaio 2011

9


9 è un film d'animazione del 2009 di Shane Acker, ambientato in un’epoca post bellica in cui l’essere umano non esiste più. 
A popolare le rovine del mondo sono delle bambole di pezza. Bambole vive grazie a quella stessa tecnologia, sfuggita al controllo, che ha portato allo sterminio dell’uomo.

Fin dai primi fotogrammi del film, si ha l’impressione che ci sia un qualcosa di familiare, qualcosa che ricorda i protagonisti dei capolavori di Tim Burton come "Nightmare before Christmas" e "La sposa cadavere". E infatti lo zampino di Burton c’è, essendo il coproduttore del film. 

L’atmosfera di questo lungometraggio è permeata da una oscura poetica, a tratti malinconica e silenziosa, fatta da scenari post apocalittici e dinamiche narrative che finiscono per incastrare molto bene gli eventi che nascondono una grande metafora esistenziale.


Il protagonista del film è per l’appunto “9”, che si risveglia in una casa ormai disabitata e semi distrutta. La piccola creatura riesce ad uscire ritrovandosi in un mondo morente, pieno di minacce e di pericoli. 
In un primo momento si percepisce il senso di solitudine, la paura della piccola creatura di essere l’unico essere simile rimasto in quel mondo devastato. Ma ben presto “9” scoprirà che non è così. Troverà altri come lui, e come lui ognuno è identificato con un numero. Da lì in avanti gli eventi lo porteranno a scoprire una verità inaspettata.

L’idea del film in realtà nasce da un cortometraggio del 2005, all'epoca  nominato al premio Oscar 2006 nella categoria miglior cortometraggio d'animazione e successivamente sviluppato come lungometraggio.
Sicuramente un film d’animazione molto diverso dai soliti che siamo abituati a vedere come Shrek e simile, ma molto, molto bello.

di Giuseppe Cangemi



giovedì 30 dicembre 2010

La città incantata

Con questo capolavoro Hayao Miyazaki ci porta in un "mondo incantato", un mondo fatto di semplicità, altruismo, di amore e di tutti quei sentimenti e sensazioni che il maestro dell'animazione giapponese è capace di trasmettere con alti esempi di poesia.

Il film, uscito nel 2001 e basato sul romanzo "Il meraviglioso paese oltre la nebbia" di Kashiwaba Sachiko, ci racconta la storia di Chihiro, una bambina di 10 anni che si imbatte con i genitori in un luogo magico in cui verrà da loro separata  e dove dovrà affrontare una serie di peripezie. 
Il luogo in questione non è altro che un complesso termale degli spiriti della natura. La padrona del complesso, la maga Yubaba, trasforma i due malcapitati genitori in maiali. Starà alla piccola Chihiro salvarli. Al calare della notte, quando gli spiriti ospiti delle terme cominciano ad affollare le vie, la bambina si rende conto che sta lentamente diventando invisibile. Da qui partono una serie di avventure che la condurranno attraverso l'incantato mondo degli spiriti.

Il film, che dal punto di vista tecnico è curato nei minimi dettagli tanto da aver vinto numerosi premi tra cui l'Oscar come miglior film, mostra dei disegni strabilianti. Il livello di perfezzione delle espressioni facciali dei personaggi è altissimo e nel complesso non è assolutamente facile trovare difetti. Per la cronaca, il lungometraggio in quesione è costato la bellezza di 16 milioni di euro ed è stato prodotto dallo Studio Ghibli fondato nel 1985 allo stesso Miyazaki.

Alla fine del film, quello che ti resta è una sensazione di "buono", di "pacifico", qualcosa che ti fa sorridere e apprezzare l'aver trascorso un paio d'ore immerso in un universo fatato e fatto di buoni sentimenti senza mai scendere nel banale o nello sdolcinato. 


di Giuseppe Cangemi


giovedì 23 dicembre 2010

I diari della motocicletta

I diari della motocicletta è un bellissimo film di Walter Salles del 2004 in cui si raccontano le vicende di un inedito e poco più che ventenne Ernesto Guevara de la Serna, interpretato da Gael García Bernal. Non c'è nulla del rivoluzionario e del combattente, se non la straordinaria forza e l'altruismo che lo porteranno a diventare ciò che è in seguito diventato. 
Il film è ispirato dai "Diari di viaggio Latinoamericana" dello stesso Ernesto Guevara e "Un gitano sedentario", del compagno di viaggio del "Che", Alberto Granado.
Il film, un vero e proprio "road movie", racconta delle vicende che vedono protagonisti i giovani Ernesto, prossimo alla laurea in medicina, e l'amico Alberto che, in sella alla Poderosa II, una Norton 500 M18 del '39, decidono di attraversare l'America Latina. Il viaggio li porterà a vedere con i propri occhi le condizioni di miseria e la povertà del popolo latino-americano. 

Nel film vediamo il momento in cui il giovane Guevara inizia a diventare il Che rivoluzionario, spinto dalla necessità e dal bisogno intellettuale di aiutare il popolo in difficoltà. 
Bellissima la scena in cui Guevara, al lebbrosario di San Pablo, tende la mano ad un uomo malato di lebbra lasciandolo stupito per il grande regalo appena ricevuto: il contatto umano.
Dopo queste vicende, Guevara inizia ad esaminare i pessimi effetti dei sistemi economici e scopre la necessità di operare un profondo e radicale cambiamento per creare un mondo più equo e giusto.
Il film termina proprio nel momento in cui i due amici, Ernesto e Alberto, si separano. Alberto andrà per la sua strada ed Ernesto continuerà un viaggio che lo porterà, qualche anno più tardi, in Messico, dove incontrerà Fidel e Raul Castro.

di Giuseppe Cangemi

sabato 12 giugno 2010

Bastardi senza gloria

Ambientato nella Parigi occupata dai nazisti, Quentin Tarantino ci offre uno spettacolo di 153 minuti, come è suo solito fare, infarciti di dialoghi strepitosi e scene costruite nei minimi dettagli. Dettagli capaci di tenere alta l'attenzione e la tensione nello spettatore.

I personaggi e gli interpreti sono azzeccatissimi. Dalla grande interpretazione di Christoph Waltz, al solito intenso e versatile Brad Pitt e ancora Eli Roth nel ruolo del sergente Donnie Donowitz, "L'Orso Ebreo".

Ovviamente non mancano i dettagli cruenti tipici di Tarantino, anche se questa volta se ne fa un uso più moderato ma pur sempre d'impatto, e quelle situazioni al limite del grottesco che fanno capire chi ci sia dietro la macchina da presa.

Fondamentalmente, a parte l'ambientazione, nuova per il regista, si tratta di un bel film "alla Tarantino". Non mancano, come al solito, le citazioni all'interno del film. Un esempio è Antonio Margheriti, regista italiano che ha diretto film horror e splatter che Tarantino ama tanto.

La colonna sonora riprende sapientemente diversi generi musicali. Si va da temi da film anni settanta a sfumature di un certo pop rock dei primi anni ottanta per non parlare di pennellate musicali che ricordano le colonne sonore degli spaghetti western.

Per concludere, si tratta di un'ottima pellicola, riuscitissima e mai noiosa nonostante la durante non certo breve.



di Giuseppe Cangemi

lunedì 7 giugno 2010

District 9

Un film di fantascienza piuttosto diverso da molte cose che abbiamo visto. District 9 gode di un originale approccio al tema "alieni", questa volta non visti come conquistatori malvagi o silenziosi ospiti che prendono possesso del genere umano, ma come profughi galattici.

Il film diretto da Neill Blomkamp si ispira molto alle vicende legate all'apartheid, da qui la presenza di temi come la xenofobia e la segregazione razziale. La pellicola è basata sul cortometraggio "Alive in Joburg".



Un altro elemento originale del film è rappresentato dalla scelta registica di Blomkamp di raccontare gli avvenimenti sotto forma documentaristica, come fossero spezzoni di telegiornali e riprese amatoriali. Tutto questo conferisce al film un sapore realistico che non dispiace affatto.



di Giuseppe Cangemi
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